Akdeniz: Dünya devriminin yeni havzası!

The Mediterranean: new basin of world revolution!

البحر الأبيض: الحوض الجديد للثورة العالمية

مدیترانه: حوزه جدید انقلاب جهانی

Il Mediterraneo: nuovo bacino della rivoluzione mondiale!

Μεσόγειος: Νέα λεκάνη της παγκόσμιας επανάστασης!

Derya Sıpî: Deşta nû a şoreşa cihânê

Միջերկրական ծով: նոր ավազանում համաշխարհային հեղափոխության.

El Mediterráneo: Nueva cuenca de la revolución mundial!

La Méditerranée: nouveau bassin la révolution mondiale!

Mediterrâneo: bacia nova da revolução mundial!

Appello per una Quarta conferenza euromediterranea d’emergenza

La crisi capitalista mondiale esplosa nel 2007 continua senza che sia visibile alcuna soluzione. È semmai in aumento dopo dieci anni di devastazione sociale e sconvolgimenti politici. Una pericolosa impasse si è creata dopo un crollo planetario paragonabile a quello del 1929, una depressione mondiale - una Terza Grande Depressione - con milioni di schiavi disoccupati e sottopagati in un regime permanente di austerità draconiana, con guerre in Medio Oriente e perfino nei confini orientali d’Europa, in Ucraina; e con una continua resistenza sociale e ricorrenti rivolte popolari, alla ricerca di un'uscita dalla crisi. 

Il panorama internazionale si presenta come un vulcano, o una serie di vulcani, in continua eruzione.

Le guerre e la fame stanno portando ad un immenso e inarrestabile tsunami di rifugiati disperati alle porte delle metropoli imperialiste; le crisi del regime si manifestano ovunque nel declino del parlamentarismo e il semicollasso dei maggiori partiti della borghesia in ogni paese; la polarizzazione sociale e politica, l’acutizzazione dei conflitti sociali, l’emergere dell'estrema destra, il razzismo, la xenofobia, l'islamofobia e l'antisemitismo in Europa e in America, ma anche l’ondata di nuove ribellioni popolari e operaie: dalle mobilitazioni di massa in Europa meridionale alla "primavera araba", e poi l'inferno prodotto dall’intervento imperialista in Siria, Yemen e Libia. Dalla ribellione popolare di Gezi Park in Turchia, la rivolta curda di Kobane e gli scioperi selvaggi dei metalmeccanici turchi fino al colpo di Stato e il controgolpe del luglio 2016 e l'ascesa del dispotismo di Erdogan; e in Grecia, dalle mobilitazioni di massa del 2010-2012, contro le misure di cannibalismo sociale introdotte dalla troika UE-BCE-FMI - che hanno portato alla vittoria elettorale della sinistra riformista Syriza - alla resa di quest'ultimo a partire dal 2015. 

Nuovi salti di qualità stanno ora dando nuova forma alla situazione internazionale: 

• l'elezione di Donald Trump a presidente ultrareazionario negli Stati Uniti, che invoca guerre economiche, commerciali e militari con il resto del mondo, ma che ha dovuto subito affrontare mobilitazioni senza precedenti negli Stati Uniti di milioni di persone, con le donne in testa; 
• lo shock della Brexit e la crisi dell'Unione Europea, che ora appare sotto le vesti di una “Europa a più velocità"; 
• la minaccia dell’ascesa dell’estrema destra in Europa, particolarmente in Francia, dove il fascistoide Front National gareggia per la presidenza, ma anche dove gli operai hanno dimostrato la loro continua capacità di combattere nella "primavera francese" del 2016 e nelle sue nuits debout. 

È chiaro che tutte le misure straordinarie adottate dai governi e dalle banche centrali di tutto il mondo dopo il crollo di Lehman Brothers nel 2008, l'"austerità" draconiana contro le masse popolari e i fiumi di liquidità a fronte del crollo del sistema bancario non hanno funzionato (nuova escalation della crisi, nuove esplosioni, guerre, repressione statale e nuovi scontri rivoluzionari). La politica mondiale si muove in modo imprevedibile, non lineare, attraverso zig zag febbrili a destra e a sinistra, ponendo sfide acute e urgenti alle masse di sfruttati e oppressi, alle loro organizzazioni politiche e ai movimenti sociali. 


L'UE IN CRISI TERMINALE? 

L'UE, in processo di disintegrazione, s’incontra, interagisce e compenetra con il caos del Medio Oriente e del Nord Africa. Ciò si manifesta chiaramente in due paesi, in cui questi due processi si fondono: una Grecia già devastata dai diktat della UE e del FMI, vivendo una doppia tragedia: il proprio disastro umanitario combinato con la tragedia di migliaia di profughi intrappolati in condizioni spaventose in un paese distrutto; e la Turchia, in profonda crisi, già coinvolta nelle guerre della regione e con il popolo kurdo, nella guerra civile interna, e nel crescente dispotismo del regime di Erdogan. 

Indubbiamente l'Europa, il luogo della nascita del capitalismo, ormai in declino storico, diventerà un palcoscenico di battaglie sociali che supererà tutto ciò che è accaduto nel suo passato storico, pieno di sangue e furore. 

Sessanta anni dopo il lancio del progetto delle classi dominanti d'Europa, per la sua unione economica, l'intero progetto si è rivelato un disastro in tutti i sensi: 

• un disastro per la classe operaia e per i ceti popolari degli Stati membri di questa Unione imperialista, che sperimentano una crescente disoccupazione di massa, un assalto ai salari e alle pensioni, e la distruzione dei servizi sanitari, d’istruzione e dei diritti democratici. 
• un disastro soprattutto per le persone dell'Europa centrale e orientale e dei Balcani, dove l'espansione verso est della UE e della NATO per ricolonizzare l'ex area sovietica e la restaurazione dello sfruttamento capitalista hanno portato alla deindustrializzazione, all'arricchimento una piccola minoranza di oligarchi e politici corrotti, e all'immigrazione di massa del popolo impoverito. 
• un disastro per la pace in Europa, dal ruolo dell'Unione Europea nelle guerre jugoslave alla corrente debacle ucraina e l'espansione bellicosa della NATO fino i confini della Russia, così come la serie di aggressioni imperialiste europee in Libia, Siria e Medio Oriente, Africa. 
• un disastro per milioni di rifugiati, vittime dell'imperialismo europeo e americano che, in cerca di condizioni di vita dignitose nella loro lotta per la sopravvivenza, si trovano ad affrontare la "fortezza Europa", una cinica UE che chiude il percorso dei Balcani occidentali firmando un accordo infame con la Turchia di Erdogan e con una inesistente "Libia", condannando i rifugiati ad annegare nel Mar Mediterraneo e nel Mar Egeo, a essere internati in nuovi campi di concentramento o a essere vittime di razzisti, fascisti, forze dell'ordine, o che sono costretti a "ritornare" alle loro terre distrutte. 
• un disastro per l'ambiente e per tutte le condizioni di vita, distrutte dall'avidità del capitalismo. 
• un disastro per i capitalisti stessi. Nella misura in cui la crisi capitalista mondiale ha colpito duramente i loro tentativi di un'unione economica e monetaria, ha dato un colpo fatale per la zona euro, ha portato ad una bancarotta non dichiarata non solo nel caso Grecia ma in tutta l'Unione Europea. La Deutsche Bank, la banca più grande del continente, ha sparso il veleno del nazionalismo, della xenofobia, del fascismo e dell'odio razzista, ha alimentato tutti gli antagonismi nazionali e imperialisti e ha intensificato le forze centrifughe alla disintegrazione, a partire dalla Brexit. 

Gli Stati Uniti, come paese capitalistico più potente del mondo, è il centro della crisi capitalista mondiale. L’Europa continentale è una delle vittime più vulnerabili, un primo obiettivo, insieme con la Cina e l'Iran, dei tentativi del capitalismo americano di scaricare altrove la propria crisi. 


ORGANIZZARCI, RESISTERE, LOTTARE E VINCERE! 


L'arrivo del mostro spaventoso Donald Trump alla Casa Bianca è allo stesso tempo una manifestazione della decadenza e della crisi del sistema capitalistico globale, e un fattore potente e imprevedibile per la sua accelerazione. Il protezionismo, il nazionalismo economico e le politiche dell'"America first" sotto Trump potrebbero dare un colpo fatale al fatiscente edificio dell'UE. L'intensificazione di tutte queste contraddizioni produce le condizioni - nonostante il disfattismo prevalente, particolarmente nella frammentata sinistra, confusa e in ritirata - per nuovi scontri di classe, compresi sviluppi rivoluzionari nel continente europeo. 

Già lo abbiamo visto nella prima fase della crisi, con le mobilitazioni di massa nel 2010-12 nell'Europa meridionale, nella Spagna degli indignados o in Grecia, dove perfino ora, immerse in un abisso di miseria sociale, le masse impoverite continuano a resistere, nonostante la battuta d'arresto seguita al tradimento di Syriza. 

Una nuova ondata di lotte sta per arrivare. Il suo preludio è la rivolta della primavera francese 2016 contro la legge El Khomri. Questa lotta ha dimostrato che il vero protagonista della storia è la classe lavoratrice, gli eredi della Comune di Parigi, dello sciopero generale del 1936 e del maggio 1968, capace di sconfiggere la "peste bleu marine" del Front National e abbattere il capitalismo. 

Nell'Europa centrale e orientale e nei Balcani impoveriti, destabilizzati dalla crisi globale dell'UE e dallo stallo tra la NATO e la Russia, vediamo rivolte di massa, conflitti nazionali, l’ascesa di governi di estrema destra in Ungheria e in Polonia, ma anche ricorrenti e massicce rivolte sociali in Romania, Moldavia, Bulgaria, Montenegro, Macedonia, Kosovo, Serbia e Bosnia. Anche in Polonia si è prodotto uno sciopero vittorioso delle donne contro l’estensione della legge anti-aborto dal governo ultraconservatore. L'"integrazione" della regione con l'Unione Europea si è trasformata da sogno irraggiungibile ad incubo. 

La borghesia europea ha dimostrato storicamente la sua totale incapacità di unificare il continente sia attraverso la guerra sia attraverso un processo economico "pacifico". L’appello dei populisti di destra o dei nazionalisti di "sinistra" per il ritorno alla camicia di forza dello Stato-nazione borghese è una ricetta per il disastro. L’ avvelenamento dell'economica con il nazionalismo porta al fascismo, ed è destinato a fallire rispetto al superamento della crisi capitalista. 

Solo la classe operaia può porre fine alla crisi e unificare il continente su nuove basi socialiste, lottando per costruire, sulle rovine dell'Unione Europea imperialista, gli Stati uniti socialisti d'Europa, da Lisbona a Vladivostok. 

I lavoratori ed i poveri in Europa non possono emanciparsi senza la solidarietà e la lotta comune con tutti gli oppressi contro ogni forma di discriminazione di genere, di origine etnica-nazionale, di religione o di orientamento sessuale. Una lotta comune con gli immigrati e i rifugiati, così come con tutti i popoli del Medio Oriente, Asia, Africa o America Latina oppressi dall'imperialismo. 

Già nella prima ondata di lotte, dopo l'esplosione della crisi globale, questa interconnessione si è dimostrata molto chiaramente in tutto il Mediterraneo: la Puerta del Sol a Madrid era legata a piazza Tahrir del Cairo e poi a Piazza Syntagma ad Atene e ad Gezi Park. 


DALLA RIVOLUZIONE ARABA ALL'INCUBO DEL SETTARISMO ISLAMICO 

La rivoluzione araba, in particolare le parziali vittorie in Egitto e Tunisia, hanno messo fine a una lunga epoca di assenza di rivoluzioni vittoriose a livello internazionale. Le ultime rivoluzioni che il mondo aveva visto trionfare erano quelle in Iran e Nicaragua, entrambe nel 1979, che a loro volta vennero presto disperse. La rivoluzione egiziana, in particolare, è stata una delle più potenti rivolte di massa della storia moderna, che ha visto lo scontro in successione con tre diverse strutture di potere. È giunta alla sconfitta di due di esse, ma alla fine è stata arrestata dal regime bonapartista del generale Al-Sisi a metà del 2013. Il recente rilascio di Hosni Mubarak dal carcere è un affronto alla lotta eroica del popolo egiziano, e dimostra che la rivoluzione è stata colpita, almeno temporaneamente. È importante sottolineare che una delle principali ragioni della sconfitta della rivoluzione è l'assenza di un partito proletario rivoluzionario, la cui costruzione è questione scottante in tutti i nostri paesi. 

L'imperialismo è intervenuto e ha diffuso il caos in Medio Oriente per arrestare la rivoluzione araba: l’inferno in Siria e Libia, la dittatura di Al-Sisi in Egitto, le atrocità in Yemen. Il cosiddetto Stato Islamico dell'Iraq e del Levante - ISIS - è un Frankenstein messo in piedi dall'imperialismo stesso e dai suoi alleati regionali, Arabia Saudita, Qatar e Turchia di Erdogan in prima linea, nel loro tentativo di trasformare la rivolta siriana del 15 marzo 2011 in una guerra civile su basi confessionali. Il razzismo e la discriminazione contro la popolazione musulmana e araba emarginata, e le conseguenze della crisi economica che crea ampie sacche di disoccupazione e di povertà nei centri metropolitani, alimentano il terrore nichilista praticato dall'ISIS. 

L’eroico popolo curdo, unica forza che ha veramente resistito vittoriosamente all'ISIS in Rojava, Kurdistan siriano, affronta nuovi pericoli provenienti dagli intrighi dell'imperialismo americano, dalla diplomazia segreta, e dalla negazione intransigente dei diritti dei curdi, perfino entro i propri confini, da parte dello stato turco. 

La nuova amministrazione Trump, che mette insieme i più feroci antisemiti con gli ultrasionisti, causerà un'escalation di orrore. Copre il governo di estrema destra di Netanyahu in Israele, nel suo ampliamento della colonizzazione delle terre palestinesi e che pianifica persino l'annessione della Cisgiordania, a completamento della distruzione del popolo palestinese. Ci sono piani per lo sfruttamento del gas naturale di fronte alla costa palestinese, ciò che implica la sottrazione al popolo palestinese di una risorsa che ad esso appartiene. Quest'anno è il centenario della Dichiarazione di Balfour, sinistra professione di fede dell'imperialismo britannico che ha fornito al sionismo l'opportunità di istituire una "patria ebraica" in Palestina, istituendo la base storica della schiavitù del popolo palestinese. Alziamoci a difendere i diritti di questo popolo perseguitato, e lottiamo per la sua autodeterminazione. 

La strategia dell'amministrazione Trump è sfruttare la divisione reazionaria sunniti-sciiti per formare una coalizione di guerra dei regimi arabi oligarchici della regione sotto la guida dell’Arabia Saudita, con i guerrafondai d'Israele, per una resa dei conti con l'Iran e i suoi alleati regionali. Ciò avrà un ruolo nel far sì che il regno saudita - probabilmente lo stato più reazionario sulla faccia della Terra, governato da un gruppo di rentiers - tenti di sfruttare sempre di più le fonti dei combustibili fossili, e nel far sì che il governo dell'AKP in Turchia riesca nel suo sforzo ossessivo di fare del suo leader Erdogan il Rais di tutto il mondo sunnita. 

Tuttavia, crediamo che l’impulso della rivoluzione araba e la sua continuazione in altri paesi non sia completamente esaurita. L'esperienza della rivolta della gioventù operaia tunisina; di quella “festa del popolo" che era piazza Tahrir; la strenua resistenza dei popoli dello Yemen, del Bahrain, della Giordania e del Marocco agli odiati governi; il vertiginoso scoppio di creatività e l'eroica resistenza della ribellione popolare di Gezi Park in Turchia; la gioia liberatoria che c’era nell’aria nelle prime tappe della fondazione del Rojava – tutta questa esperienza lascerà, senza alcun dubbio, orme sulle quali nuove lotte fioriranno. 


UNA RISPOSTA URGENTE PER UNA SITUAZIONE URGENTE 

La tendenza alla generalizzazione della guerra imperialista è più pericolosa che mai nella sua minaccia a tutti i popoli del mondo. Ovunque dobbiamo lottare per sconfiggere l'imperialismo e la guerra. Anche prima dell'avvento di Trump, l’imperialismo statunitense, insieme ai suoi alleati europei, stava lavorando febbrilmente con tutti i mezzi a disposizione per l'accerchiamento della Russia e della Cina, al fine di metterli possibilmente in ginocchio, quando le circostanze lo permettono. Questa politica ostinata, accompagnata dal desiderio di controllare il Medio Oriente per le sue risorse energetiche, porterà, con ogni probabilità, il mondo alla catastrofe di una terza guerra mondiale, prima o poi. La drammatica alternativa posta da Rosa Luxemburg durante la Prima guerra mondiale è più che mai attuale: socialismo o barbarie. 

In questa situazione infiammata è necessaria una conferenza d'emergenza di tutte le forze militanti in lotta per l'emancipazione dall'imperialismo, dalla barbarie capitalista e da tutte le forme di sfruttamento e oppressione, per discutere i cambiamenti e le sfide della situazione internazionale, e sviluppare un programma d'azione comune internazionale. 

Il Centro Socialista Balcanico "Christian Rakovsky" e la rete RedMed hanno già organizzato con successo tre conferenze internazionali negli ultimi anni. Ora, consapevoli della gravità della situazione e della necessità di un internazionalismo in azione, facciamo appello a tutti i lavoratori militanti, alle organizzazioni popolari e ai movimenti sociali in Europa, Medio Oriente e a livello internazionale, così come alle forze della sinistra rivoluzionaria delle diverse tradizioni, a unirsi a noi nella Quarta conferenza euromediterranea dei lavoratori ad Atene, in Grecia, dal 26 al 28 maggio 2017. 

Quest'anno è il centenario della grande Rivoluzione d'ottobre, che ha creato il primo Stato operaio nella storia. Tutte le successive rivoluzioni e tentativi di transizione all'abolizione del capitalismo nel ventesimo secolo sono stati in gran parte discendenti di questa sorgente. Ispiriamoci alla Rivoluzione d'Ottobre, battiamoci per creare un nuovo movimento internazionale in grado di guidare tutte le lotte per l'emancipazione, che eviti gli errori del passato e crei le basi per una società senza classi a livello internazionale, che ponga termine per sempre alla barbarie in cui il capitalismo torna a trascinarci di nuovo.